DSA: Di cosa si tratta?

I disturbi specifici dell’apprendimento, conosciuti comunemente con la sigla D.S.A., sono un gruppo di disturbi che coinvolgono uno specifico dominio di abilità, nello specifico riguardano le funzioni strumentali degli apprendimenti scolastici manifestandosi con la difficoltà nell’acquisizione e nell’uso della lettura, scrittura e calcolo. Vengono quindi definiti specifici poiché riguardano la compromissione di una specifica abilità scolastica che non viene automatizzata.

Hanno un carattere evolutivo e pertanto le abilità evolvono nel tempo senza però raggiungere i parametri attesi da uno sviluppo tipico di apprendimento.
I DSA non sono conseguenti ad una mancanza di intelligenza o da disturbi dello sviluppo intellettivo o della personalità, da deficit sensoriali della vista o dell’udito e non derivano da mancanza di impegno o di opportunità di apprendimento, traumi o malattie, così come indicato nell’ICD 10 (manuale diagnostico di riferimento).

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento hanno un’origine biologica e genetica e quindi può esserci “ricorrenza familiare” del disturbo, che spesso è presente anche nella storia scolastica di un parente stretto.

Possono riguardare un’area circoscritta dell’apprendimento o, come frequentemente accade, presentare un’associazione con altri disturbi ed interessare quindi anche le capacità attentive o comportamentali.

La pratica clinica evidenzia frequentemente la coesistenza di disturbi specifici dell’apprendimento con altre condizioni quali deficit di attenzione, iperattività, disturbi di ansia, difficoltà emotive.

Ogni bambino ha le sue peculiarità e le difficoltà scolastiche non si presentano tutte o nelle stesse combinazioni e oltre a riguardare una specifica abilità possono condizionare anche aspetti quali la memoria, l’attenzione, l’orientamento spazio – temporale e la motricità.

A questo proposito il bambino con DSA può avere difficoltà nel compiere diverse attività:


  • Difficoltà nel riconoscere destra e sinistra, confondendole
  • Difficoltà nel memorizzare e nel recuperare sequenze: giorni della settimana, mesi dell’anno, alfabeto e appare in difficoltà nell’utilizzo del dizionario, nell’elenco telefonico etc.
  • Difficoltà nel dire l’ora e leggere l’orologio
  • Difficoltà in compiti di memoria a breve termine
  • Difficoltà a memorizzare termini specifici delle discipline, date, epoche, elementi geografici
  • Disorientamento nello spazio e nel tempo
  • Difficoltà in attività motorie fini e impaccio motorio (allacciarsi le scarpe o infilare i bottoni nell’asola).

Nei Disturbi Specifici dell’Apprendimento rientrano:

DISLESSIA: è il disturbo dell’apprendimento più conosciuto ed è definito come disturbo specifico della lettura e si caratterizza per la difficoltà ad effettuare una lettura accurata e fluente in termini di correttezza e rapidità. Tale difficoltà può anche condizionare la comprensione del testo. La caratteristica fondamentale del disturbo di lettura è data dal fatto che la capacità di leggere si situa sostanzialmente al di sotto di quanto ci si aspetterebbe data l’età del bambino.

La difficoltà di lettura interferisce con l’apprendimento scolastico poiché si verifica un rallentamento o un arresto nell’acquisizione delle abilità fonologiche (in quel processo che porta dalla lettera scritta al suono corrispondente) e nelle abilità lessicali (nel recupero delle parole dal lessico mentale).

I bambini quindi possono essere veloci nella lettura ma poco corretti e pertanto sbagliare le parole invertendo e sostituendo le lettere, anticipando in modo errato la parola inventando i termini oppure essere corretti a scapito della velocità risultando così particolarmente lenti e poco fluidi.

Nello specifico, tra le manifestazioni più comuni della dislessia (Stella, Grandi, 2016), indichiamo:

  • Il bambino confonde le lettere che appaiono simili dal punto di vista grafico (m-n, b-p, a-e) o che hanno un suono simile per punto e modo di articolazione (t-d, f-v, p-b ecc.)
  • Il bambino inverte le lettere, omette le lettere, aggiunge lettere alle parole
  • Il bambino legge una parola correttamente all’inizio della pagina ma può leggerla in modi diversi prima della fine del testo
  • Il bambino commette errori di anticipazione, cioè legge la prima o le prime lettere e cerca di indovinare le parole, talvolta sbagliandola
  • Il bambino salta le righe o le parole
  • Il bambino legge lentamente, a volte sillabando

Rispetto alla velocità di lettura, una ricerca di Tressoldi, Stella e Fagella (2001) ha mostrato come bambini con sviluppo tipico accrescano la loro capacità di lettura mediamente di mezza sillaba per secondo l’anno, mentre tipicamente i bambini dislessici presentano un miglioramento medio quasi dimezzato, di circa un terzo di sillaba.

Spesso, la dislessia è associata ad altri quadri problematici che possono riguardare l’aspetto ortografico della scrittura (disortografia) o il calcolo (discalculia), oppure altri disturbi evolutivi, come il disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD) o disturbi del comportamento e dell’umore.

DISORTOGRAFIA: è il disturbo specifico della scrittura, riguarda la difficoltà di acquisizione della “competenza ortografica” e comporta la difficoltà a tradurre correttamente i suoni che compongono le parole in simboli grafici portando così ad uno scarso controllo ortografico e alla difficoltà di scrivere in modo corretto.
Il bambino pertanto presenta difficoltà nell’imparare ed applicare le regole ortografiche e commetterà quindi numerosi errori nella trascrizione anche se studia e si esercita nell’apprendimento delle regole grammaticali. Il bambino, pertanto, può conoscere le regole ma ha difficoltà sottostanti, per esempio nell’analizzare e distinguere i suoni di cui si compone una parola o nell’utilizzare il codice di simboli che lega i suoni agli elementi grafici corrispondenti.
Il bambino disortografico presenta un numero di errori nella scrittura di parole, frasi, periodi maggiore di quanto previsto in base all’età. Gli errori rilevanti più spesso consistono in omissioni di lettere o parti di parola, sostituzioni, inversioni, assenza di doppie o accenti.

I bambini disortografici possono commettere errori tanto con parole che prevedono eccezioni nel rapporto tra suono e ortografia quanto in quelle che non celano tranelli linguistici; la precaria rappresentazione ortografica, inoltre, si manifesta anche nel fatto che la stessa parola può essere scritta, a distanza di poche righe, in molti modi diversi.
Nello specifico, tra le manifestazioni più comuni della disortografia (Stella, Grandi, 2016):

  • Il bambino scambia suoni visivamente simili per forma (m-n, b-d) o suono (p-b,v-f)
  • Il bambino opera riduzioni di gruppo (pota per porta)
  • Il bambino compie fusioni o separazioni illecite (“lape” per “l’ape”)
  • Il bambino omette lettere, sillabe o parti di parole o ne aggiunge (“tvolo” per “tavolo”)
  • Il bambino compie errori ortografici

Spesso, come già indicato in precedenza, la disortografia si associa ad una diagnosi di dislessia, poiché gli apprendimenti della lettura e della competenza ortografica risultano strettamente legati.

DISGRAFIA: è un disturbo specifico di scrittura che interessa la riproduzione dei segni alfabetici e numerici e riguarda, pertanto, la componente esecutiva, motoria di scrittura comportando la difficoltà di scrivere in modo fluido, veloce ed efficace.
Si fa quindi riferimento ad una difficoltà specifica a carico dell’aspetto grafico e motorio della scrittura, che risulta disordinata, illeggibile o caratterizzata da troppa lentezza. Riguarda quindi in primo luogo il grafismo e non le regole ortografiche e sintattiche, che possono pure essere coinvolte, se non altro come effetto della frequente impossibilità di rilettura e di autocorrezione da parte dello scrivente.
La mano dei bambini disgrafici scorre con fatica sul piano di scrittura, l’impugnatura della penna è, molte volte, scorretta e la pressione della mano sul foglio spesso è troppo forte o troppo leggera. La capacità di utilizzare lo spazio grafico è ridotta, i margini non vengono rispettati così come lo spazio tra le parole. Le dimensioni delle lettere è disomogenea e la loro forma è spesso irregolare
Tutto ciò rende la scrittura non comprensibile e il bambino spesso non riesce a decifrare quanto scritto e pertanto non riesce a correggere eventuali errori.

La trascrizione dalla lavagna è difficile in quanto il bambino deve portare avanti più compiti contemporaneamente: distinzione della parola dallo sfondo, spostamento dello sguardo dalla lavagna al foglio, riproduzione dei grafemi.

Studi hanno evidenziato relazioni tra la difficoltà di grafismo e difficoltà in altri aspetti della scrittura, dimensioni che possono interferire l’una con l’altra:

  • trade off – il fatto di indirizzare le proprie energie sull’aspetto in cui si è deboli (grafismo) induce la sottrazione di risorse attentive sugli aspetti della scrittura
  • percezione generale di disagio e di insicurezza – quando si ha una percezione di disagio e di scarsa autoefficacia relativamente ad un aspetto del compito, si finisce per esserne influenzati anche negli altri aspetti
  • demotivazione – le frustrazioni associate all’atto di scrivere inducono una bassa motivazione generale e riducono l’uso spontaneo della scrittura
  • copertura – le incertezze relative all’ortografia e all’adeguatezza della propria produzione scritta vengono “coperte” da un testo reso poco leggibile
  • combinazioni con l’espressione scritta – la lentezza di scrittura impedisce di seguire le idee che si vorrebbero scrivere e induce a impoverire il testo
  • combinazioni con il possesso delle rappresentazioni ortografiche e con la capacità di segmentazione richieste dall’ortografia (nel caso della velocità di scrittura). Lentezze e difficoltà nel recuperare la rappresentazione ortografica di una parola ne rallentano la scrittura.

DISCALCULIA: è il disturbo specifico del calcolo e riguarda la capacità di manipolare i numeri, eseguire i calcoli rapidamente, recuperare i risultati delle tabelline e nei diversi compiti aritmetici.
Le difficoltà che interessano il calcolo possono riguardare gli aspetti basiliari dell’intelligenza numerica quali i meccanismi di quantificazione, la seriazione, la comparazione e le strategie di calcolo mentale oppure la compromissione a livello procedurale e di calcolo (lettura, scrittura, messa in colonna dei numeri, recupero di fatti numerici e degli algoritmi del calcolo scritto).

Sulla base di tali difficoltà è possibile identificare due profili differenti di discalculia, il primo riguarda l’incapacità o la difficoltà del soggetto di comprendere il concetto di numerosità e di utilizzarlo ed il secondo si riferisce invece alle difficoltà nell’acquisizione delle procedure e degli algoritmi del calcolo.
In letteratura si distinguono quattro categorie di errori:

  • Errori nel recupero di fatti numerici: difficoltà nel recuperare dalla memoria a lungo termine il risultato corretto di un fatto aritmetico ovvero di un’operazione di base
  • Errori nel mantenimento e nel recupero di procedure e strategie: difficoltà nel padroneggiare le procedure che facilitano il calcolo
  • Errori nell’applicazione delle procedure: difficoltà nello stabilire le prime cose da fare per affrontare le operazioni, difficoltà nel mantenere una procedura fino al termine dell’operazione, errori nell’applicazione delle regole di prestito e riporto, errori dovuti al passaggio ad una nuova operazione, errori dovuti ad una mancanza di progettazione e verifica.
  • Difficoltà visuospaziali: problemi di ordine percettivo che influiscono negativamente sull’organizzazione spaziale dell’operazione.

Nell’apprendere le procedure di calcolo le prime informazioni elaborate sono i segni delle operazioni; un secondo aspetto importante si riferisce ai fatti numerici, combinazioni frequenti di numeri (es. tabelline o calcoli semplici) di cui sono stati memorizzati i risultati che possono essere facilmente recuperati senza ricorrere a particolari procedure di calcolo, con evidenti vantaggi nella velocità di esecuzione dell’operazione. Nell’esecuzione a mente di un compito aritmetico possono dunque agire due tipi di strategie: quelle basate sul recupero dei risultati della memoria e quelle basate sulle procedure di calcolo.
Di fronte ad un compito di calcolo a mente gli alunni meno competenti e coloro che hanno un DSA nell’ambito del calcolo, non riuscendo ad utilizzare strategie, usano le dita, cercano di indovinare la risposta o cercano di immaginarsi il calcolo scritto.
Nello specifico, tra le manifestazioni più comuni della discalculia (Stella, Grandi):

  • Il bambino ha difficoltà nella scrittura dei numeri e confonde i simboli matematici
  • Il bambino presenta problemi nell’enumerazione, nei cambi di decina e/o omette numeri
  • Il bambino ha difficoltà nel recupero dei risultati dei calcoli rapidi o delle tabelline
  • Il bambino presenta difficoltà nell’applicare le procedure (calcoli in colonna, espressioni etc.)
  • Il bambino ha difficoltà nella gestione dello spazio, con conseguenti problemi nell’incolonnamento delle operazioni
  • Il bambino ha difficoltà nella risoluzione dei problemi

Una componente importante nell’apprendimento della matematica è il disagio emotivo; studi e ricerche hanno dimostrato infatti che quasi la metà dei bambini e degli adulti durante lo svolgimento della matematica manifestano agitazione o sintomi di malessere fisico, provando un forte disagio in seguito ad un errore, imbarazzo e mortificazione dopo un insuccesso.
Si può quindi comprendere come sia molto importante sostenere emotivamente il bambino con difficoltà scolastiche, ed in particolar modo, nell’ambito della matematica, in modo da arginare credenze poco funzionali che riguardano il sé e che in quanto tali possono essere ostacolo allo sviluppo dell’apprendimento influenzando altresì la stima di sé ed il proprio benessere emotivo.

DISTURBO MISTO DELLE ABILITA’ SCOLASTICHE: quando vengono riscontrati più DSA e pertanto è compromesso più di un ambito. Nella diagnosi il professionista specifica le abilità scolastiche compromesse.

FREQUENZA, EVOLUZIONE e CRITERI DIAGNOSTICI
In Italia, si stima che il 3-5% della popolazione in età scolare presenti un DSA; tuttavia le diagnosi effettive presso i servizi pubblici riguardano una minore percentuale (Ghidoni e Angelini, 2008) e questo porta a pensare che in alcuni casi i disturbi non vengano riconosciuti, con conseguenze sulla carriera scolastica e lavorativa delle persone, comportando bocciature e abbandoni scolastici e scelte lavorative effettuate in base alle difficoltà e non ai propri interessi (Stella, Grandi, 2016). Rispetto all’evoluzione dei disturbi, essendo “evolutivi”, essi tendono a migliorare (Stella et Al., 2001; Tressoldi et al., 2001; Campanini et al., 2010) senza però mai raggiungere l’automatizzazione delle abilità. I DSA permangono e le persone che hanno una diagnosi troveranno facilitazioni da strategie acquisite nel corso del tempo.

Il momento più critico della manifestazione DSA coincide con il periodo scolastico a causa delle intense e frequenti richieste sul piano delle abilità curriculari.
Per poter diagnosticare un DSA è necessario che siano rispettati i seguenti requisiti (secondo le direttive della Consensus Conference, una conferenza in cui logopedisti, psicologi, neuropsichiatri, pediatri si sono riuniti definendo le raccomandazioni cliniche per la diagnosi ed il trattamento dei disturbi specifici dell’apprendimento):

  • il quoziente intellettivo sia in norma
  • l’abilità di lettura, scrittura e calcolo sia compromessa in maniera significativa
  • il disturbo può trovare diversa espressione nelle diverse fasi evolutive
  • il disturbo comprometta l’andamento scolastico e/o le attività quotidiane.
  • la diagnosi può essere effettuata a partire dalla fine della classe 2^ della scuola primaria per le abilità di letto-scrittura e dalla classe 3^ per il calcolo

È necessario escludere la presenza di altre condizioni che potrebbero influenzare la condizione del bambino ovvero deficit sensoriali, disturbi emotivi, condizioni di svantaggio socio-culturale e prevedere la possibilità di COMORBILITA’ (ovvero l’associazione con altri disturbi).

A proposito di comorbilità studi hanno dimostrato che un’alta percentuale dei DSA presenta un disturbo specifico del linguaggio con difficoltà nella comprensione o produzione linguistica e che spesso nella raccolta dei dati anamnestici si ritrovino, nel percorso evolutivo, difficoltà di linguaggio nei bambini che hanno sviluppato il disturbo.
Diagnosticare un DSA significa riconoscere le peculiarità di apprendimento del bambino evitando di pensare che esso sia pigro, svogliato, poco intelligente o demotivato.

Diventa un importante punto di partenza per creare reti e collaborazioni tra Famiglia, Scuola e Figure Professionali coinvolte in un percorso volto a promuovere le capacità dell’alunno ed il suo benessere psicologico aiutandolo ad accettare che alcune difficoltà permarranno nel tempo mentre altre potranno essere modificate evidenziando inoltre i punti di forza e sostenendo quelli di debolezza.

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